mercoledì 8 marzo 2017

Di 28 ce n'è uno...

Febbraio: mese corto, mese freddo ma mese del Carnevale! I primi giorni del mese sono passati abbastanza velocemente, immerse nel solito tran tran casa-lavoro-Burlo (quest’ultimo solo per Sha, è l’ospedale infantile di Trieste).
Arriviamo in fretta a sabato 18, giornata in cui si svolge la tradizionale corsa a coppie del monte Cocusso, piccolo rilievo al confine con la Slovenia, spesso meta di nostre gite a piedi o in bici.
L’anno scorso abbiamo accompagnato la gara dall’esterno un po’ per caso: avevamo organizzato un giro da quelle parti, Sharon in bici e Chiara a piedi (fermata da dolori al gomito), assieme ad altre due care amiche; alla base del monte c’eravamo stupite dalla quantità eccessiva di persone e, trovatene alcune che conosciamo (Trieste è piccola!!), avevamo scoperto che si sarebbe tenuta questa gara. Chiara, a cui la corsa in montagna piace decisamente di più che a Sharon, si era prefissata di ricordarsene quest’anno e di partecipare. Il funzionamento è semplice: 3.4 km, circa 300 m di dislivello (di salita!!), si corre a coppie (maschi, femmine o miste) e il risultato è dato dalla somma dei due tempi (alias: non occorre correre assieme e tagliare il traguardo per manina!). La data è ovviamente legata a San Valentino… ooohhh.. sole cuore amore!! Nonostante Chiara, che nel frattempo ha scoperto di non amare molto le corse solo in salita, abbia cercato di dimenticarsene, gli amici che avevano partecipato nel 2016 hanno ben pensato di ricordare della gara a Diego, moroso di Chiara, e quindi ben, bon… siamo iscritti!

Riscaldamento pre-gara per Chiara e Diego
(Credits: Krasnadlani.si) 

Sharon non può mancare quale tifosa numero uno e ha anche organizzato un piccolo comitato “tifosi”, composto da Stefania, Roberta, loro padre Ranieri, il piccolo Emilio e Pepita, la loro cagnolina. Chiara e Diego se ne approfittano immediatamente e Sharon diventa pure dog-sitter della piccola Mačka, new entry da fine gennaio. Tutti alla conquista del Cocusso!!!
La conquista si rivela un po’ ardua, la salita la conosciamo bene ma è sempre bella tosta. Dopo neanche 500 metri, Diego stacca Chiara e si allontana verso l’alto. Chiara procede al suo passo, camminando nei tratti più ripidi e correndo in quelli più dolci. Ad attenderla al traguardo Diego, arrivato un paio di minuti prima, Sharon sempre sul pezzo col tifo e Mačka, pronta a riempirla di feste. Ovviamente non avevamo alcuna pretesa di vittoria, ma molte pretese sulla jota offerta a fine gara a tutti i partecipanti. Avevamo però sottovalutato un piccolo particolare… la distribuzione della jota, della birra, dei premi, ecc. sarebbe stata a fondovalle e non in cima, dove ci siamo attardati a rilassarci con l’allegra compagnia. Con gran calma, più di un’ora dopo l’arrivo, siamo scesi verso le auto e ci siamo accorti che l’organizzazione stava smontando baracca e burattini. Per fortuna per smaltire la delusione della jota mancata, hanno offerto a tutti un buon bicchiere di liquore al terrano!

Kokos's team (Credits: Roberta Ivanissevich)

A fine febbraio ci attendeva un altro tradizionale appuntamento: il venerdì di Carnevale al Befed! La tradizione è nata per caso 3 anni fa, quando ci siamo presentate lì non in maschera per poi far festa fino a chiusura e tornare a casa a piedi (per i non local: circa 6-7 km dal centro).

dagli archivi del primo anno al Befed... Sharon sul bus verso la festa!

Ogni anno cerchiamo di essere più numerose e più organizzate con costumi e mezzi di trasporto. Quest’anno, addirittura, Sharon garantiva il passaggio in auto, visto lo stato interessante… yuppi!! Il gruppo era composto da noi due (of course), Elena (altra fondatrice dell’evento), Alice (new entry, reclutata dopo lo scoppiettante weekend in Austria), Ilaria, Clio e Mala (ormai immancabile trio di mamme festanti). Tema scelto per la serata: i colori! Lo rimandavamo ormai da due anni e quest’anno finalmente l’abbiamo realizzato. Ci accordiamo abbastanza facilmente, strano visto la quantità di cervelli femminili in azione … una farà la tavolozza, una il pennello e le altre un colore a scelta.
Classico ritrovo per la preparazione a casa di Chiara, classico frisé per Sharon (non sarebbe Carnevale senza frisé!), foto di rito e via noi! Ci riservano purtroppo un tavolo un po’ appartato, ma non mancheremo di far festa anche lontane dalla calca!! Scelta che alla fine si rileva ottima per il “primo” Carnevale di Sharon col pancione!!
Con un po’ di ritardo, ci raggiungono Clio e Ilaria ma capiamo subito il perché… Ilaria, la prescelta per il pennello, si presenta con un ciuffo di capelli sparati in aria che la fanno sembrare un misto tra Ace Ventura, Pebble dei Flintstones e il Grinch, ma che rendono benissimo l’idea del pennello. Fantastica!!

a Carnevale ogni colore vale!!! (Credits: Alice & Clio)

Dopo un inizio un po’ rilassato, la serata “parte” e, come al solito, ci ritroviamo a ballare YMCA sulle panche. Nel frattempo sono arrivati gli amici medici, che troviamo qui ogni anno. Gran festa!

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Facciamo le brave, non rimaniamo fino a chiusura e ad un’ora degna (comunque verso le 2 di notte) siamo sotto le coperte! Sharon deve riposare (She’s pregnant!) e Chiara il giorno successivo andrà a sciare.

Chiara, Rodolfo, Sara e Diego sulle piste del Monte Zoncolan

Con la giornata di sci sul monte Zoncolan di Chiara salutiamo febbraio e attendiamo la primavera!

Le donne andrebbero festeggiate ogni giorno, ma oggi in particolare auguriamo buona festa delle donne a noi, alle nostre madri, alla piccola scalciante nella pancia di Sha, a Mačka, che è un cane ma pur sempre femmina, alle sportive e alle amanti del divano, a quelle che hanno fatto la storia nel mondo e a quelle che la stanno facendo nel loro piccolo, a tutte le donne di ieri, oggi e domani.

Sha&Chià

venerdì 27 gennaio 2017

"Küsse a la carte"

Ritorniamo dopo due mesi di assenza, causata fondamentalmente da tre cose: ha fatto troppo freddo e troppa bora per fare sport all’aria aperta, ci sono state le vacanze natalizie (durante le quali l’unico sport serio è stato portare la forchetta dal piatto alla bocca) e, last but not least, Sharon ha ricevuto la bellissima notizia che tra qualche mese nascerà una nuova piccola sportiva!
A parte i classici giorni natalizi sulle Dolomiti di Chiara con la famiglia e il capodanno di Sharon in quel di Forni di Sopra, non c’è molto altro da segnalare fino allo scorso week-end.

Chiara & family natalizi sugli sci – Sharon e la Carnia, sulla strada verso Forni di Sopra

Quest’anno, infatti, niente settimana bianca in Alta Badia e niente bagordi al Murin. Quest’anno la meta è stata l’Austria. I motivi erano diversi: conoscere località sciistiche nuove, cercare la neve che sui “nostri” monti era molto timida e, soprattutto, andare a vedere la coppa del mondo di sci. Dopo l’esperienza di Kranjska Gora del 2015, ci era rimasta la gola di vedere altre gare e cosa poteva esser meglio della famosa discesa libera di Kitzbühel? La curiosità di vedere la famosa pista “Streif” e il celebre tifo di 50000 austriaci era molta e quindi via, si parte!! Per l’occasione ci arricchiamo della presenza di Alice, altra sciatrice scatenata conosciuta in occasione del Decathlon del Carso.
Partiamo venerdì e in serata raggiungiamo Krimml, paesino immerso negli Alti Tauri, a circa 50 km da Kitzbühel. E pensare che era il più vicino a prezzo abbordabile!!! Ci attendono neve, nebbia, ghiaccio e -15° C, ovviamente viaggiamo senza gomme da neve e tutti gli altri mezzi ci superano con arroganza. Stendiamo un velo pietoso sull’ospitalità dell’unica pizzeria del paese e un altro sull’unico baretto frequentato evidentemente solo da uomini ben carichi, probabilmente serve per sopportare le basse temperature. Senza rimpianti di apres ski festanti, andiamo a letto che domani ci aspetta una lunga giornata.
La discesa libera è prevista per le 11.30, quindi sveglia presto, un’ora abbondante di auto e siamo lì. Già dalla periferia del paese ci rendiamo conto che la gente sarà molta, siamo in coda per entrare in parcheggio e sui marciapiedi ci sono sempre più persone. Finalmente parcheggiamo, andiamo a piedi verso la zona d’arrivo e man mano la calca aumenta. Sembra di essere alla fiera di San Nicolò, a un concerto o sulle rive di Trieste durante il periodo della Barcolana  … una marea di gente festante si è riversata in un sol giorno in un piccolo paese alpino!

Alice, Sharon, Chiara (nascosta :P) e la folla di Kitzbühel

Tutte e tre eravamo già state a vedere gare di coppa del mondo di sci, ma una folla tale non l’avevamo mai vista! D’altronde in Austria lo sci è sport nazionale… e non solo lo sci a quanto pare… litri di birra e di superalcolici corrono a fiumi e sono appena le 11 del mattino!!
A fatica riusciamo a trovare un posto da dove vedere sia gli impressionanti curva e muro finali sia il megaschermo per seguire tutta la gara. Siamo circondate da tifosi austriaci, solo qua e là si vedono bandiere italiane, francesi e svizzere.

Hausbergkante e Zielschuss

La gara comincia e in breve le cose si mettono molto bene per noi italiani! Dominik Paris 1° e Peter Fill 2°! Noi siamo contentissime e facciamo suonare le vuvuzelas a manetta! Purtroppo due francesi (Moine e Clarey) scavalcano Fill, ma per fortuna non scavalcano Paris, che va a vincere per la seconda volta in discesa a Kitz!! Intorno a noi l’atmosfera si è scaldata sempre più, con tanto di minzioni pubbliche; nonostante non abbia vinto un austriaco tutto il pubblico è in festa e si riversa per le strade di Kitzbühel. Il paese è agghindato a festa: chioschi vendono birra e panini, altoparlanti diffondono la stessa musica “austriaca tunz tunz” per tutte le strade e 50.000 tifosi completano il quadro. Salutiamo Schwarzenegger e Niki Landa, presenti in tribuna vip, e ci lanciamo in un giro per le viuzze, festeggiamo con una birra (Radler per Sharon) e in breve siamo consumate dal “delirio” attorno a noi. La fama del post gara a Kitzbühel era nota, stentavamo a crederci ma tutto quello che abbiamo visto ce ne ha dato prova: una banda in cui ogni componente suonava una melodia diversa, molti vestiti da carnevale, ragazzi e ragazze che alternavano riso e pianto nell’arco di 10 secondi, giusto il tempo di un sorso di birra, vichinghi odorosi (“ciò ma xe sudor de crauto” cit. Alice) e molto altro che vi risparmiamo.
Tre ore in piedi a tirar il collo per vedere la gara e tutta questa marea di gente ci hanno stancato più di quanto pensavamo. Recuperiamo l’auto, riusciamo a sorpassare la rampa innevata del parcheggio e ci dirigiamo verso l’appartamento, dove passiamo la serata in completo relax a cercare di imparare l’austriaco dalla tv!

Rebecchin!!

Per concludere in bellezza il weekend avevamo previsto di sciare domenica mattina, pranzare in rifugio e poi rientrare a Trieste. Una sveglia lenta e i costi vagamente proibitivi dello skipass della Zillertal Arena (soprattutto per sciare un paio d’ore) ci hanno fatto modificare i piani.
Risultato: salita con ovovia obbligatoriamente solo con scarponcini ai piedi (regole ferree!!), pranzo a base di Wienerschnitzel, patatine, Germknödel e Weissbier in rifugio, selfie con la mascotte e discesa in ovovia! Fatica zero, panorama innevato e due buone orette di sole!
Rimane solo un po’ di amaro in bocca per la sciata mancata, ma ci stiamo già organizzando per recuperare!

Pranzo leggero - Sole, neve e felicità (Arena Center, Zillertal)

Infine, recuperiamo il bisogno di neve e sciate con i ricordi. Il buon vecchio Facebook giusto stamattina ci ha ricordato che 2 anni fa con gran gioia realizzavamo un nostro piccolo grande sogno: il Sellaronda in entrambe le direzioni in un solo giorno! Stimati 55 km di piste e 9200 metri di dislivello. Preso il primo impianto verso le 9.00, pranzo al rifugio Dantercepies verso le 11.30, concluso il giro verso le 15.30 con un’ottima birra al rifugio Edelweiss di Colfosco e per festeggiare l’immancabile Apres ski al Murin!

Felici, contente e un po’ stravolte dopo il doppio Sellaronda!

L’inverno è ancora lungo, torneremo presto con nuove avventure innevate e non solo.

Chià & Sha

giovedì 17 novembre 2016

Autunno di MTB e trail running

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Si no si no, alla fine SI', partiamo!
Quest’anno il ponte dei Santi e la festa per il patrono di Trieste, San Giusto, si incastravano perfettamente. Quindi assieme al mio fidanzato e ad altri amici siamo partiti venerdì 28 ottobre per Finale Ligure, il paradiso della MTB, e siamo ritornati giovedì 3 novembre!! 
…parlare di Finale, panico da foglio bianco, troppa emozione, troppo bello, troppo tutto, bravi tutti!! 
Bike shuttle che ti lasciano alla partenza dei sentieri, guide simpaticissime che ti mostrano i sentieri, tanta gente con la stessa passione, percorsi flow o con pietre, corti o lunghi… ce n’è per tutti i gusti!! Sentieri che arrivano in spiaggia… siamo in paradiso, l’avevamo capito subito! Almeno una o due volte l’anno ci vado, è un po’ come andare nella casa delle vacanze!
Finale non delude mai!
Lascio parlare le foto...
Sha

La sirenetta della MTB in posa per i fan di Sanremo

Alle prese con la "DH donne"

La spiaggia di Finale Ligure

Scendendo verso il mare

L'approccio al "bagno"


Il gruppo vacanze... ION addicted!!

Il nostro amico Manuel :P


Finale è anche "il bagno a Novembre"

Altro giro, altra corsa!
Si cambia completamente assetto rispetto alla mezza maratona di Palma di Maiorca. Meno km e niente asfalto. Domenica 6 novembre ho partecipato all’Euromarathon, Ecotrail della penisola di Muggia, una corsa trail di 10 km lungo i colli attorno a Muggia, verso il confine con la Slovenia. Compagno di fatica, as usual, il moroso che sogna la rivincita dopo la Bavisela.
Premessa nr°1: l’allenamento era limitato tra la fine delle ferie e gli impegni di lavoro successivi e anche il meteo non sembrava essere dalla nostra, anzi erano previsti freddo e temporali. Ma la voglia di correre, come al solito, era parecchia soprattutto considerando i “pochi” km e il percorso completamente immerso nella natura.
Come previsto, la mattina della gara raggiungiamo il centro commerciale Montedoro (link), ritrovo e partenza della corsa, sotto la pioggia. Dai tifosi a casa giungono “in bocca al lupo” “Daghe!” ma anche “occhio al fango, si scivola…”. Bando alle ciance, si parte!
Premessa nr° 2: con un eccesso di spavalderia non c’eravamo minimamente preoccupati di studiare il percorso, sapevamo che ci sarebbero stati circa 400 m di dislivello ma non esattamente come e dove si saliva e si scendeva. La zona è vicino casa, è abbastanza nota, ma farla di corsa è tutta un’altra storia!!
Diego, il moroso aka compagno di fatiche, mi “abbandona” presto, alla prima salita (erta, muro, Everest …) non lo vedo più e sono immersa nel mucchio degli altri corridori.
Isso bandiera bianca quasi subito, le salite le farò camminando e cercherò di recuperare durante le discese e i (pochi) tratti in falsopiano, ossia in lieve ma inesorabile salita. Man mano che si susseguono i km il respiro si abitua alla fatica, i corridori attorno diminuiscono, il silenzio della natura mi avvolge e smette di piovere.
Durante l’ultima discesa un timido sole mi accompagna verso l’arrivo e i pericolosissimi ultimi 50 metri all’interno del centro commerciale, in cui ad ogni passo si rischiava di finire lunghi distesi in un negozio di borse o di trucchi.
All’arrivo trovo ad attendermi Diego, arrivato circa 5 minuti prima di me, e insieme ci rifocilliamo e attendiamo facce note, tra cui quella di Carlotta (armatrice del Poison su cui veleggia Sharon) alla prima gara competitiva. Brava Carlotta!
Morale della favola: le salite non sono decisamente il mio punto forte, esiste una Rampigada Santa 2.0 a Crociata, le lasagne sono un ottimo pranzo post-gara, il pettorale si chiama così perché va sul petto!!
Chià

mercoledì 26 ottobre 2016

Palma de Mallorca Medio Marathon… vale!

Questa settimana la penna virtuale viaggia per più di 1000 km. Mentre Sharon, a Trieste, è tornata a fare CrossFit e si è riposata alla Festa della Zucca di Venzone, Chiara è appena rientrata dalle vacanze a Maiorca, durante le quali non si è fatta mancare un po’ di sport.

8 maggio 2016, Bavisela, la mia prima mezza maratona. Ho molti bei ricordi legati a quell’esperienza, ma fanno parte di un’altra storia. Durante quell’ora e mezza abbondante il mio primo pensiero non è stato di certo “voglio farne un’altra”. E invece…
16 ottobre 2016, Palma di Maiorca, la mia seconda mezza maratona. Alla gara avremmo unito la visita a Barbara, sorella di mio moroso, che abita a Palma da anni con la sua famiglia, e qualche giorno di vacanza al sole e al caldo.
Arriviamo a Palma venerdì 14 in serata, siamo rilassati e pensiamo poco alla fatica che ci aspetta domenica.
A dirla tutta, ci abbiamo pensato poco anche prima. Lo spirito vacanziero aveva contagiato l’allenamento e, devo ammetterlo, avevamo corso ben pochi km nei mesi precedenti. L’obiettivo non era quindi fare il tempo della vita ma arrivare al traguardo contenti e senza compromettere i giorni di vacanza successivi a causa dell’acido lattico.
Con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, domenica andiamo a piedi verso la partenza. Il luogo scelto è sicuramente il migliore: il Parc de la Mar all’ombra della cattedrale di Palma.

Parc de la Mar (Credits: TripAdvisor)

Siamo quasi 5000 persone tra maratoneti e mezzi maratoneti, da dentro i cancelli di partenza non lo si percepisce ancora ma durante tutta la gara si ha la sensazione di essere un fiume in piena.
Il percorso si snoda per i primi 12 km lungo il porto, i tratti dritti e piani sembrano infiniti, ma la massa di corridori attorno ti trascina. Corriamo tranquilli, al ritmo costante che ci eravamo prefissati. Così facendo, riusciamo a scambiarci impressioni, a guardarci attorno, a notare i corridori accanto a noi che man mano impariamo a riconoscere. Sorpassiamo un paio di personaggi fenomenali, tra cui ricordo chiaramente l’uomo che ha corso tutta la mezza con una tutina intera, attillata, con disegnati tutti i muscoli del corpo!! Chissà se si è sciolto all’interno…
Gli “ultimi” 9 km sono un groviglio nel centro storico. Da un lato le stradine strette, ombrose e fresche sono una benedizione, dall’altro le curve a gomito, gli strappi in salita e le brevi discese sono un bell’impegno per le gambe che ormai iniziano ad avere parecchi km all’attivo.
Raggiungiamo i 16 km, stiamo bene, anche troppo. Possiamo quasi quasi aumentare il ritmo. Le gambe rispondono ancora bene, il fiato c’è. Ad un paio di km dal traguardo incrociamo la nostra piccola tifoseria (Barbara, Toni e il piccolo Marc) e con il loro applauso concludiamo la nostra fatica.
Il tempo non è da record personale, ma non è neanche da buttare visto il limitato allenamento. Ci classifichiamo attorno alla 570esima posizione su 3300 partecipanti e, con una rapida occhiata alla classifica, dovrei essere la prima donna italiana al traguardo!

Palma de Mallorca Half Marathon... fatalaxe!!

Sono contenta e soddisfatta. Ho corso serena, godendomi ogni km. Mi succede sempre quando corro, i pensieri brutti spariscono e nonostante la fatica tenda a farmi mollare, prevalgono i pensieri felici e le cose belle. E’ un’emozione quasi indescrivibile… correre per credere!
L’adrenalina della gara si placa in un paio d’ore, il dolore alle gambe lo farà in un paio di giorni. Siamo ufficialmente e completamente in vacanza! In una settimana abbiamo visto molto, ma ovviamente non tutto. Siamo stati in grotta, in barca, in tram, a fare il bagno in una baia stupenda e quasi irraggiungibile. Abbiamo raggiunto due cime e camminato sul ciglio della scogliera tra grotte, archi naturali e caprette.
Come spesso accade, purtroppo, le vacanze finiscono, si torna al lavoro e si guarda la pioggia fuori dalla finestra ricordando con un sorriso i bei giorni passati.

Gracias Barbara! Gracias Toni! Gracias Marc! No! Mio! Vale!!!

Chià

Da destra in alto: Cuevas del Drach, Puente Natural vicino a Cala Varques, Talaia d’Alcudia, Cala En Basset, Ciclomonones&Fatalaxe

mercoledì 12 ottobre 2016

La Barcolana arriva una volta l’anno... per fortuna!

Questa settimana Sharon prende in mano la nostra penna virtuale per scrivere di vela, di mare e di vento, tanto vento! Siamo, infatti, reduci da uno degli eventi clou di Trieste: la Barcolana!

La Barcolana è nata come una semplice regata e si è sviluppata negli anni come un evento di livello mondiale, che porta a Trieste migliaia di persone tra velisti, appassionati, turisti o gitanti della domenica. Io la faccio dal 1995, anno in cui ho iniziato ad andare in barca a vela. Da circa 6 anni veleggio con il Poison, un Ufo28, barca da regata lunga 8,6 metri, con la quale non è consigliato fare crociere: sottocoperta non c’è niente, solo su secchio rosa che funge da toilette.

Facciamo solo un piccolo passo indietro...
Dal 28 Settembre al 2 Ottobre, con l’equipaggio femminile del Poison, ho preso parte al Campionato Italiano Ufo28 organizzato dalla SVOC di Monfalcone. Abbiamo affrontato 9 regate in 3 giorni e ci siamo difese alla grande, il risultato non è stato quello sperato ma ci siamo divertite moltissimo e abbiamo imparato dai nostri errori.

Gli Ufo28 durante il Campionato Italiano (Credits: Andrea Carloni)

Dopo una settimana scarsa di pausa siamo ritornate in barca per partecipare alla regata notturna Jotun Cup sabato 8 ottobre e alla Barcolana, domenica 9.
Prima di tutto martedì 4 ottobre, io e le altre ragazze dell’equipaggio ci siamo recate nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste dove abbiamo preso parte all’inaugurazione della campagna per la prevenzione “Nastro Rosa 2016” promossa dall’associazione LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori al seno). Essendo noi tutte donne a bordo, sono già anni che siamo testimonial di questa campagna.

Sharon e le ragazze del Poison all'inaugurazione di "Nastro Rosa 2016" (Credits: Sisto Colombo)

Gli eventi ci portano poi a sabato 8 mattina quando abbiamo preso contatti con i responsabili della trasmissione Linea Blu di Rai1, perché alle 14:00 dello stesso giorno saremmo state in TV! Panico! Durante il nostro intervento in diretta nazionale Carlotta e Francesca, armatrici della barca, hanno parlato di com’è nata l’idea di una barca con equipaggio solo femminile e del progetto LILT.
Verso sera ci siamo preparate, abbiamo issato le vele e abbiamo preso parte alla regata notturna, sponsorizzata dalla Jotun, che si svolge davanti a Piazza dell’Unità d’Italia e al molo Audace. Da vivere è un’esperienza bellissima, ci sono all’incirca 15 Ufo28 che fanno manovre attorno alle boe e che passano vicine al molo dove ci sono moltissime persone che guardano la regata e fanno il tifo. Tra queste c’erano amici, parenti e anche Chiara che ormai mi sostiene in questa regata da anni e solitamente si arma di striscioni e trombette. Purtroppo finita la regata ha iniziato a piovere e non abbiamo festeggiato come gli altri anni, così con le ragazze dell’equipaggio ci siamo date appuntamento alle 8:30 della mattina successiva.

La festa del Poison alla fine della regata notturna (Credits: Manuel Albanese)

E finalmente...Barcolana time! Vista la partenza spostata dalle 10:00 alle 11:30, causa vento “troppo” forte, abbiamo fatto tutto con molta calma e siamo uscite agguerrite e super cariche per la Bora e per le 1700 barche attorno a noi. In barca eravamo in 8 e devo confessare che c’era anche un uomo, Piero, il marito di una delle due armatrici… non gli si poteva dir di no. C’era parecchio vento ma non ci spaventava, anzi ci dava solo più carica e voglia di planare!
3... 2... 1... VIA!
Per le persone che non hanno mai preso parte ad una Barcolana non è facile da capire il caos che c’è alla partenza, tutti vicini, tutti che gridano e tutti che inventano una strategia per liberarsi il prima possibile dagli altri e poter fare la propria regata. Il problema è che le barche sono di diverse grandezze: ad esempio Alfa Romeo, la barca che ha vinto la Barcolana 2016, ha una superficie velica massima di 480mq, noi con l’Ufo abbiamo una superficie velica massima di 110mq. Ma una volta che abbiamo avuto vento libero, ragazzi che planate con spy e randa!!!!! Abbiamo camminato bene sia nel primo che negli altri lati e infatti abbiamo finito al 78° posto generale, al 3° della nostra categoria.
Devo dire che è stata una Barcolana bellissima, impegnativa e stancante ma la fatica viene sempre ripagata dalla compagnia delle altre ragazze dell’equipaggio e dall’andare in barca che per me rimane una delle sensazioni più belle che esistano.

Sha

Barche, vento e onde... la Barcolana!

mercoledì 28 settembre 2016

La coppa chiosco dei BEKI LASKI!

Sabato memorabile! All’insegna del divertimento, del fango, delle polemiche e della birra…tanta birra!
Ad inizio settembre Lorenzo, un nostro amico, ha proposto a Chiara di far parte di una squadra per partecipare ad un evento di corsa e ostacoli naturali nel bosco. Ben presto anche Sharon si è unisce al gruppo. Fatalaxe!
Il gruppo è creato e ne fanno parte 8 persone: Alice, Chiara, Diego, Giacomo, Guy, Italo, Lorenzo e Sharon. La gara si divide in due percorsi, quello Fun di 3,5 km e quello Extreme di 7 km, ovviamente scegliamo quello Extreme, sarà mai che facciamo poca fatica!! Il percorso si snoda tra Beka ed Ocizla, in Slovenia, in parte lungo il trail 0, e prevede il superamento di 10 ostacoli, naturali o costruiti ad hoc. Due giorni prima dell’evento Sharon, che conosce parte di questo sentiero, va in avanscoperta per capire un attimo come sono messi questi ostacoli, ma purtroppo molto poco è preparato per la gara.
Sulla pagina facebook dell’evento leggiamo per bene le regole del gioco e prima di tutto, ovviamente, ci informiamo sui premi che mettono in palio.  Tra questi c’è un premio per il gruppo con il vestiario più divertente e il gruppo con più Like sulla pagina fb, oltre ai premi per i primi arrivati. Subito viene creato un gruppo messenger per idee, varie ed eventuali e ben presto troviamo un nome ed un vestiario adatto all’occasione. Il nome scelto per il gruppo è BEKI LASKI, ottenuto storpiando le parole Beka e Lasko (birra sponsor ufficiale dell’evento) e il travestimento scelto è quello da corridori anni ’70.

L'arrivo a Beka dei Beki Laski

Arriva la mattina della gara, andiamo a Beka tutti assieme con il furgone di Italo e decidiamo di travestirci già a casa, per fortuna! Arrivati al confine, tra Italia e Slovenia, posto di blocco…ovviamente ci fermano, appena vedono come siamo vestiti iniziano tutti a ridere…Esercito, Guardia di Finanza e Polizia… ci lasciano andare perché capiscono dove siamo diretti. Proseguiamo fino al posteggio designato per l’evento e andiamo a completare l’iscrizione.
Iniziamo a farci riconoscere, beviamo birra, ci scateniamo con la musica e in generale facciamo un bel casino. Ecco il nostro turno, pronti attenti bene…VIA! Iniziamo a correre, e subito il primo ostacolo, entrare dentro ad alcune cassette di plastica nera evitando degli spaghi sottilissimi e taglienti (le dita di Chiara ringraziano) con un signore che spruzzava tutti con una pompa d’acqua. Ricominciamo a correre e arrivano altri ostacoli, saltare nelle gomme stile marines, buttarsi nel fango e attraversare un tunnel strisciando, portare dei sacchi pesanti lungo un percorso, salire dei pendii con la corda, attraversare ponti, buttarsi nelle pozze d’acqua e superare dieci balle di fieno. Ad un certo punto vediamo come un miraggio un ristoro, cioccolata e acqua…delusione della squadra per l’assenza di birra. Tra un ostacolo e l’altro un po’ correvamo un po’ camminavamo, in discesa e in salita, anche attraversando delle trincee e alla fine eravamo decisamente stanchi ma l’ultimo ostacolo, davanti a tutto il pubblico, dovevamo farlo. Questo consisteva nel passare sospesi da una pertica all’altra aiutandosi con le mani, passare sotto ad altre pertiche, camminare sulla slack line, tenendosi in equilibrio l’uno l’altro e infine camminare sopra ad altre pertiche, in equilibrio. ARRIVATI!! Sani e salvi e vogliosi di birra e jota (minestra tipica triestina)!

Riscaldamento prima della partenza (Credits: Tadej Štolfa)

Morale della favola: non abbiamo vinto niente, nè per i più belli (molto ingiusto) nè per i più cliccati. Il premio “simpatia” l’hanno vinto due ragazzi con delle semplici parrucche e delle signore con un vestito rosa da conigliette di playboy!! No comment!! Il premio per i più cliccati l’hanno consegnato prima della partenza, rimangono ancora il mistero sui vincitori e una sottile vena polemica!
Quello che sicuramente abbiamo vinto è stata la coppa chiosco, della quale ci siamo auto proclamati vincitori, in quanto siamo stati gli ultimi ad andarcene dall’evento, mentre stavano smontando il capannone.
Ci siamo divertite veramente tanto, siamo state più tempo a bere e meno tempo per portare a termine la gara… ragazzi, la birra era gratis!!! E poi dovevamo reintegrare i sali minerali persi!!
Complimenti agli organizzatori dell’evento e ci vedremo alla versione invernale più agguerriti che mai!!!!

Sha&Chià

martedì 20 settembre 2016

Piove, senti come piove…

Questo weekend non siamo state assieme, ognuna ha fatto fatica a modo proprio!
Chiara ha fatto una gara podistica a Trieste e Sharon è andata ad aiutare un amico ad una gara di MTB a Gorizia. Due ottimi esempi di belle iniziative sportive dalle nostre parti!

SuperScalaSanta
19 minuti e 5 secondi: il tempo dedicato allo sport durante questo weekend. Poco si direbbe, ma va contestualizzato. Domenica a Trieste si è svolta la Rampigada Santa. Una crono-scalata a piedi, in bicicletta o in entrambe le discipline, dell'erta cittadina di Scala Santa, 2.050 metri di lunghezza interamente in pavè con pendenza media del 16% (min 11% - max 21%), nata per promuovere una mobilità urbana più sostenibile, dimostrando in maniera estrema che se si può andare a piedi o in bici su per Scala Santa, si può andare a piedi o in bici dappertutto.
Ne avevo sentito parlare gli anni scorsi, pensando tra me e me “Questi xe tuti mati! Bell’idea, ma non la farò mai!”. Quest’anno un po’ il riavvicinamento al podismo similagonistico, un po’ gli affari di cuore, hanno fatto sì che mi iscrivessi come “mulona podista”. I motivi di questa sfida erano vari: la scommessa con me stessa su un percorso breve ma impegnativo, il piacere di partecipare ad una bell’iniziativa nella mia città e, non da ultimo, la gara con le altre concorrenti perché non nascondo un piccolo animo competitivo. La posta in gioco era tutto sommato abbastanza alta (il montepremi è ricchissimo!!), ma già dopo il primo allenamento la speranza del tempo che sognavo si affievoliva. Quella salita, quel dislivello, quello sforzo così breve ed intenso per me erano troppo. Domenica sono arrivata alla partenza un po’ rassegnata, un po’ sollevata. A dirla tutta, a posteriori, meglio così. Mi sono goduta con serenità la fatica di quei 19 minuti e 5 secondi, ho apprezzato molto l’incitamento degli amici e delle tante persone che aspettavano gli atleti lungo la strada e ho divorato il super piatto che aspettava tutti in cima. Non entrerà nel novero delle mie migliori imprese sportive, ma il weekend passato lo ricorderò per molto. Un sabato in buona compagnia, ad ascoltare bella musica (BTaste, Rever e Sardoni Barcolani Vivi) nella magnifica terrazza dell’Obelisco di Trieste; una domenica di sport circondata da amici, da sportivi di Trieste e non solo e anche da famigliari perché nel frattempo avevamo convinto anche la mia sportivissima mamma Laura a cimentarsi nella scalata. Un weekend ricco di storie belle da vedere e da sentire, tanto da rendermi più dolce la partita della Juventus che ha chiuso la serata non proprio in bellezza.
Chià


Chiara, Diego e Laura lungo l'erta di Scala Santa (Credits: Simone Castellaneta & Alessandra Garofalo)

PioggiaFangoBatteria
Questo weekend prometteva male! Pioggia pioggia e ancora pioggia, sia sabato che domenica, una tragedia! Quindi sabato sono stata a casa a riposare, dico sempre “… e anche questo weekend mi riposo il prossimo” e questo sabato è stato quel giorno di riposo tanto atteso.
Domenica sono uscita dal mio letargo casalingo e mi sono diretta verso Gorizia. Premetto che, settimane fa, avevo dato disponibilità ad un amico per fare il marschall (persona che sta lungo il percorso di gara e controlla che vada tutto bene) a questa gara di mtb.
Controllando le previsioni, sabato per domenica, davano proprio il diluvio e un po’ di dubbi mi sono venuti se essere una buona amica o rimanere nel mio asciutto appartamento.  Alla fine il mio segno Vergine ascendente Vergine è venuto fuori e se prendo un impegno, cascasse il mondo tengo la parola data!
Alle 8:15 ero nella piazza dove c’era il ritrovo per il briefing e il tempo sembrava tenere, in ogni caso ero attrezzatissima per la pioggia. Partiamo per posizionarci lungo il percorso con i nostri fischietti ed eccola che scende… secchiate d’acqua!
Verso mezzogiorno i concorrenti hanno iniziato a scendere lungo il trail che controllavo, erano tutti infangati ma abbastanza sorridenti.
All’incirca alle 14:30 siamo ritornati verso la piazza dove arrivavano tutti i ragazzi e per fortuna aveva smesso di piovere. 
Dopo aver bevuto un paio di birre, aver assistito alle premiazioni e aver salutato tutti volevo ritornare a casa. La mia macchina ha avuto l’idea di abbandonarmi o meglio la batteria era stanca! Quindi tutti a spingere la macchina fino a quando è partita e sono potuta ritornare verso casa.
Volevo fare i complimenti a tutti i componenti di U.C. Caprivesi MTB Team Gorizia che hanno creato ed organizzato un bell’evento nella nostra zona. Un particolare complimento va ad ognuno dei ragazzi e a Giulia che hanno portato a termine una gara per niente difficile o meglio una vera e propria lotta nel fango.
Sha


A sinistra Giulia, la più coraggiosa e unica ragazza in gara, a destra Manuel, organizzatore dell'evento